Di Mario e Briccoli Camilla, nato a Bergamo il 23 giugno 1922, impiegato presso la Energie Elettriche Alta Valle Seriana.
Partigiano combattente della Brigata Turani, deportato politico.
Il foglio matricolare intestato a Roberto Pontiggia conserva una sua dichiarazione manoscritta, redatta il 14 agosto 1945, nella quale ricostruisce, in prima persona, la sua adesione alla Resistenza, l’arresto (20 novembre 1943), il processo del TSDS e la condanna a sei anni di reclusione, la deportazione in Germania dal 12 febbraio 1944 (carceri di Staidelheim e Kaisheim, in Baviera). La dichiarazione intestata al campo di prigionia di Kaisheim, rilasciata il 19 maggio 1945, lo dichiara prigioniero politico.
Dopo il rientro in Italia, il 3 giugno 1945, riprese il suo lavoro, come impiegato, presso Energie Elettriche Alta Valle Seriana.
La CAS di Bergamo conserva alcuni documenti riconducibili alla figura di Pontiggia, uno dei più importanti testimoni del processo contro Begna Giovanni (Buchl - Francia, 1926), detto "francesino", residente ad Alzano Lombardo, esponente della formazione Turani, poi fuoriuscito, giudicato dalla Corte d’Assise Straordinaria di Bergamo (maggio 1945 - dicembre 1947) per collaborazionismo. Colpevole di delazione a danno dei principali esponenti della formazione partigiana guidata da Arturo Turani, Begna fu processato per collaborazionismo, in particolare per aver denunciato l’attività clandestina dei Partigiani Arturo Turani (Bergamo, 1888), Giuseppe Sporchia (Martinengo, 1907), Consonni Cesare (Bergamo, 1922); e del Professore Ettore Vacha (Livorno, 1893). A seguito della sua delazione fu eseguita la condanna a morte, per fucilazione – in Bergamo, dei partigiani Consonni (6 gennaio 1944), Turani e Sporchia (23 marzo 1944). Altri esponenti della Turani furono deportati; tra questi Roberto Pontiggia e Ettore Vacha.
Le carte processuali compilate per il procedimento a carico di Begna, sia quelle della fase istruttoria che quelle dibattimentali, ricostruiscono la delazione, la condanna a morte, le deportazioni.
Il fascicolo CAS costituisce una fonte importante per delineare anche la vicenda di Ettore Vacha, livornese, Capitano dei Carabinieri in servizio a Bergamo, organizzatore di una rete di staffette per favorire l’espatrio dei Carabinieri che non volevano aderire alla Repubblica di Salò. Aggregato alla Turani, denunciato da Begna fu deportato in Germania. Morì il 1° marzo 1944, presso l’ospedale del carcere di Kaisheim, in Baviera.





